CONDOMINI A 4 ZAMPE: COSA DICE LA LEGGE E SUGGERISCE IL BUON SENSO

 

Sono 60 milioni nel 2017 gli animali da compagnia che vivono nelle famiglie italiane. I più numerosi, e silenziosi, i pesci 30 milioni, gli uccellini 13 milioni, i cani 7 milioni, i gatti circa 7,5 milioni, la quota restante tra piccoli roditori e rettili.
Una presenza così numerosa di pet nelle case rende sempre più attuale il dibattito sulle regole e i diritti dei condòmini a 4 zampe.
L’assemblea condominiale, anche esprimendosi all’unanimità, non può vietare gli animali in condominio: più volte i giudici si sono espressi su questo concetto. Via libera agli amici a 4 zampe, purché non rappresentino un pericolo per i condomini, quindi per buon senso sono esclusi gli animali feroci. Secondo la legge 220/2012 in vigore dal 2013 nessuno è legittimato a porre dei limiti in questo senso. Certo, rispettando alcune regole, come tenere il cane al guinzaglio quando si passa nei luoghi ad uso comune.

Se il condominio mi vieta di tenere il cane, cosa posso fare?
Se l’assemblea del condominio, ignorando quanto sancito dalla legge, approvasse comunque una delibera che limita il possesso di animali domestici, è possibile annullarla presentando ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla data di delibera o dalla data di ricevimento del verbale. Il ricorso può essere scritto su carta libera ed è opportuno presentare la relativa documentazione che dimostri il buono stato dell’animale (eventuali certificati medici, ad esempio) oltre alle sentenze in materia ed alla copia della delibera. Il ricorso al Giudice di Pace si può evitare nel caso in cui la questione non sia stata dibattuta tra i punti all’ordine del giorno dell’assemblea, ma soltanto tra le «varie ed eventuali». In questo caso, basta una raccomandata A/R all’amministratore del condominio per porre fine a tutto.

Se il mio animale fa danni al condominio?
Ululati notturni, miagolii disperati, cinguettii mattutini spesso turbano l’atmosfera condominiale. Ma quando si può considerarlo un disturbo della quiete pubblica lo sancisce la legge. Infatti disturbare un solo vicino di casa non significa «disturbo della quiete pubblica», diverso è un disturbo notturno che impedisca il sonno, in tal caso si rischia una multa o il pagamento di un risarcimento. Un disturbo delle quiete pubblica implica che le lamentele debbano essere corali e l’abbaio continuato. Serve, inoltre, una perizia che dimostri che l’animare reca effettivamente un disturbo insopportabile, prima che si decida nero su bianco di allontanarlo dal condominio.

Se il condominio fa danni al mio animale?
Attenzione a chi si vendica di Fido, il reato è penale.
Il nostro ordinamento punisce l’uccisione e il maltrattamento degli animali con pene ben precise. In base all’art. 544-bis del nostro codice penale “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”, mentre nel caso di maltrattamenti di animali, l’art. 544-ter del codice penale sancisce che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se ne deriva la morte dell'animale”.

Nel vademecum del buon proprietario di animali in un condominio, ricordiamo di tenere al guinzaglio o alla museruola gli animali negli spazi comuni e di raccogliere le deiezioni in rispetto alle norme sanitarie e di decoro.

Photo by Jasmin Schuler on Unsplash

 

 

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